52 49: recensione del libro di Jacopo Zonca

Recensione libro 52 49 di Jacopo Zonca.

52 49 libroQual è la combinazione della felicità? Quella generata da sesso, droga e rock’n’roll oppure quella fatta dalle cose semplici, da un incontro casuale che si tramuta in speciale?

52 49, esordio letterario del giovane Jacopo Zonca (classe 1991) con Epika Edizioni, è un piccolo romanzo dal cuore grande. E questo si sente da come è scritto. C’è passione e passionalità, verve e brio, qualcosa che arde pagina dopo pagina nel tirar fuori, da un lato, un malessere latente al quale non ci si vuole assuefare, dall’altro, una ricerca di “bene” da perseguire oltre le paure che ogni giorno cerchiamo di esorcizzare.

Il protagonista, Filippo, ha tutta dalla vita: vestiti firmati, una bella auto, amici affiatati, droga in tasca ogni sera. Vive al massimo, chiede al papi e gli viene dato. Eppure ha un buco dentro. Un grosso buco dentro. Che tutto questo “frastuono” di cose non riesce a colmare. È come uno che mangia continuamente e ha ancora fame. Principalmente è fame di se stesso, del suo vero sé, quello che ha sempre messo a tacere, quello che, come recita la quarta di copertina, può farlo nascere una seconda volta.

52 49 scorre via che è un piacere. Jacopo Zonca sa come tenere alto il ritmo della narrazione, anche grazie ad un tempo presente che ci fa vivere in prima persona, da dentro, le emozioni che dilaniano Filippo. Particolarmente efficaci i dialoghi con gli amici, meno brillanti quelli con la ragazza che gli cambierà la vita. Così come non si può non tacere sul salto troppo repentino dalla vita spericolata al voler mettere la testa a posto. Ma sono sbavature che si fanno dimenticare quando si giunge al finale, che dimostra come Zonca oltre al cuore c’abbia messo anche molto cervello in questo romanzo. Ripesca infatti un filo narrativo che sembrava abbandonato, disperso, un binario morto che invece torna alla ribalta con prepotenza e ci nega quel lieto fine che pareva oramai scontato.

52 49 è quindi un buonissimo esordio, di una penna che sa il fatto suo, che possiede già uno stile, veloce e senza fronzoli, che arriva dritto al punto. Come un fiume in piena, lo si legge tutto d’un fiato.

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