5 è il numero perfetto di Igort: recensione del film

Recensione di 5 è il numero perfetto di Igort.

5 è il numero perfetto 5 è il numero perfetto è tutt’altro che un film perfetto. Pieno di difetti e incertezze, è però l’incarnazione di una delle vie che il cinema italiano dovrebbe percorrere per rinnovarsi, ovvero un cinema di genere che tenda la mano più al Cinema che alla Realtà. Il risultato, però, stavolta, è stonato e anchilosato dietro una regia che quasi mai ci fa battere il cuore.

Niente da dire sulla pluripremiata graphic novel di Igort. E una versione cinematografica ci sta tutta. Ma questo film, diretto dallo stesso disegnatore, si cristallizza e si spegne dietro la potenziale grandezza dei suoi personaggi e interpreti, che o non ci regalano nulla di nuovo (vedi Servillo) o fanno il minimo sindacale (vedi la Golino e Buccirosso). Il film non riesce a dare corpo e vitalità ad un “fumetto” che gronda sangue e passione. Manca la scossa a 5 è il numero perfetto, manca la polvere da sparo, manca la scintilla che faccia deflagrare il nostro entusiasmo e coinvolgimento. Tutto scorre piano, piatto, inspiegabilmente anonimo.

Toni Servillo è l’attore giusto per interpretare Peppino Lo Cicero. Ma è l’esatta fotocopia di altri personaggi già visti (e in un certo senso scimmiotta il Tony Pisapia di sorrentiniana memoria). Dietro una fisionomia che richiama immediatamente a quella di Dick Tracy, quello di Lo Cicero è un personaggio che perde d’intensità ogni minuto che passa, sempre più malinconico e smorto, sempre più pallido e adombrato da quel naso adunco. Non gli sono d’aiuto i personaggi interpretati da Carlo Buccirosso e Valeria Golino, a dir poco abbozzati, come disegnati a matita e pure un po’ scancellati con la gomma.

5 è il numero perfetto nelle intenzioni, o meglio nelle potenzialità che non esprime, è ciò che vorremmo vedere più spesso nel cinema made in Italy, ma nella resa on screen è ciò che non va fatto. Un po’ Sin City e un po’ Matrix, un po’ poliziesco anni Settanta e un po’ film trans-mediale, tira un colpo di qua e un colpo di là fino a consegnarci una cocente delusione.

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