Una questione privata: i fratelli Taviani resistono

una questione privata film tavianiDopo il capitombolo imbarazzante di Maraviglioso Boccaccio, pareva impossibile sperare in un nuovo buon film girato dai fratelli Paolo e Vittorio Taviani. Una questione privata, liberamente tratto dall’omonimo capolavoro di Beppe Fenoglio, è una piccola grande sorpresa.

Il partigiano Milton (Luca Marinelli) ha una questione privata da sbrogliare in pieno tempo di guerra, in piena Resistenza, mentre sui monti delle Langhe, all’ombra di un nebbione che confonde anche la mente, impazza lo scontro contro gli “scarafaggi”, ovvero i fascisti. Tra la sua amata Fulvia (Valentina Bellè) e il suo migliore amico Giorgio (Lorenzo Richelmy), prima che scoppiasse la guerra, c’è stata una storia d’amore? Il dubbio lo tormenta, lo schiavizza, e lo porta a girovagare da un poggio all’altro in cerca dell’amico, anch’egli combattente, per scoprire la verità…

La guerra diventa lo sfondo di una questione privata. Di quella vita, normale, di tutti i giorni, fatta di sguardi ammiccanti, passi di danza, sigarette accese come divi americani, che il fascismo, la guerra e la lotta partigiana hanno inevitabilmente alterato, per non dire spazzato via. Una questione privata è un film di sentimenti più che di spari, anche se fucili e morti non mancano. In questo caso, il principe dei sentimenti è l’amore, forse tradito o forse ancora puro, che Milton antepone ad ogni divisa (rossa e nera che sia), ad ogni colpo di pistola che riempie la valle.

E se Milton, in questa marcia forzata che si fa corsa affannata e furibonda, un po’ scopre e un po’ ritrova se stesso, allo stesso mondo i fratelli Taviani, all’imbrunire degli ottant’anni, ritrovano se stessi e quel cinema che più si addice loro. Ritrovano quel minimalismo nobile e quel respiro colmo di umanità che, di recente, ha ricoperto il catartico Cesare deve morire, ma soprattutto la loro indiscutibile pietra miliare, La notte di San Lorenzo, con cui Una questione privata condivide il grosso del cuore tematico.

I Taviani compiono quello stesso piccolo miracolo in cui riuscì Ermanno Olmi nel 2014 con l’incantevole e immobile Torneranno i prati. La storie dei singoli, spesso gli ultimi, le loro storie messe in primo piano rispetto alla Storia che sta scorrendo, segnando il territorio col sangue, dimenticando chi l’ha attraversata sotto le grandi date che rimangono impresse sui libri. Una questione privata e Torneranno i prati condividono lo stesso mood, la stessa nebbia, ma anche la stessa voglia di scacciarla via per mostrare le piccole vite di chi vi si nasconde dietro. Ma non solo. Condividono anche il fatto di ricordarci come in guerra, fosse la Prima o la Seconda Guerra Mondiale, c’andarono orde di giovani, di ragazzi imberbi, di scugnizzi che la Storia da un lato non risparmiò e dall’altro troppo a lungo ha cancellato dai tomi scolastici.

“Da qualche parte sopra l’arcobaleno, i cieli sono azzurri” (“Somewhere over the rainbow, skies are blue”) canta il celebre disco amato dai tre protagonisti. E intorno a questo tema musicale, Giuliano Taviani e Carmelo Travia costruiscono l’intera colonna sonora, allo stesso tempo sognante e tragica, lirica e disperata, di chi sa o davvero spera che un giorno possa davvero tornare il sereno, nella mente e nel cuore, non solo del “privato” di Milton, ma di tutti gli uomini.

Indimenticabile la scena di soffio manzoniano delle bambina bionda che, unica superstite allo sterminio della sua famiglia, nel silenzio più assordante della vallata, va in casa, beve un bicchier d’acqua e poi se ne torna fuori, sulla ghiaccia terra, accanto alla madre defunta. Una scena che ci ricorda molto L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, altro punto fermo dei film sulla Resistenza girati nei nostrani anni Duemila.

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