La forma dell’acqua (The Shape of Water): la bella fiaba di Del Toro

la forma dell'acqua the shape of water del toroSecondo il principio di Archimede, un corpo immerso in un fluido subisce una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del liquido spostato. E l’amore che peso ha? Quale spinta esercita in chi è innamorato?
La forma dell’acqua (The Shape of Water) di Guillermo del Toro, Leone d’Oro alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia, è un film sull’amore, una fiaba moderna e senza tempo, un “la bella e la bestia” umido e magico, subacqueo e dolce, perfetto mix di cinema di genere e cinema commerciale.

Pochi registi nel panorama internazionale possono vantare l’omogeneità e la costanza stilistica e contenutistica di Guillermo Del Toro, il che ne fa un autore in pieno stile, anzi quasi in vecchio stile se non fosse per l’uso di molti effetti digitali. E La forma dell’acqua (The Shape of Water) è un po’ una summa di tutto questo.

A ben vedere, però, è anche un po’ l’eccezione che conferma la regola se squadriamo la filmografia del regista messicano. Mi spiego meglio: prendiamo “a campione” il precedente Crimson Peak. Avevamo di fronte una creatura perfetta e mirabile esteriormente, ma un po’ carente di anima. Coinvolgeva, intrigava, suscitava autentico terrore in più di un’occasione, ma dopo qualche balzo di emozione (soprattutto paura!) e averci riempito gli occhi di ninnoli e dettagli, allo spettatore rimaneva ben poco. Sconfinava facilmente in atmosfere horror e mystery, prediligendo un uso del sangue al limite del granguignolesco e del gore e una morbosa passione per insetti inquadrati come al microscopio e orologi e ingranaggi meccanici in differenti misure di grandezza. Pregi che per mancanza di anima si tramutavano in difetti. Ecco, La forma dell’acqua (The Shape of Water), invece, canalizza e conferisce forma e disciplina ai must del cinema di Del Toro, incasellandosi perfettamente nella filmografia del panciuto director de Il labirinto del Fauno, ma allo stesso tempo smarcandosi dalle striature di quasi tutti i film precedenti. La forma dell’acqua (The Shape of Water) è quindi il film più maturo, solido, compatto, ritmato e ammaliante di Del Toro. Il lato poetico e romantico si fanno dominanti, ma mai acquosi o traboccanti, inquadrando la love story intorno al tema della diversità, della ricchezza d’animo (talvolta inaspettata) di chi vorremmo confinare ai margini della società solo perché diverso da noi.

La forma dell’acqua (The Shape of Water), infine, rilancia un grande merito che va riconosciuto a Del Toro: la capacità di proporci un cinema in grado di raccontare, ma soprattutto mostrare, ciò che nella realtà non esiste, dando forma (shape) a fantasie che spesso fatichiamo addirittura a immaginare.

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3 commenti

  • Ha reso la “favola” carnale e non melensa. Ma, per me, la favola è la cornice di un’opera ferocemente politica, cosa che si ritrova sempre in del toro, con un chiaro riferimento all’America trumpiana. Se nel 1962 essere wasp era essere “la normalità che rendeva grande l’America”, del toro in questo film capovolge l’ottica mostrandoci la “mostruosità” della “normalità” opponendola alla “normalità” dei “mostri”, ovvero dei “diversi”, una muta, una nera, un gay e persino un uomo-pesce. Significativo è che quest’ultimo, prima considerato un essere inferiore senza diritti, alla fine venga visto come un “Dio”, quindi comunque non integrabile. Film meraviglioso.

    • Sì sono d’accordo. L’accusa è a Trump, ma anche ai tempi odierni in preda al terrorismo, alla violenza, al Male. Quanto dici sui “diversi” di oggi come di ieri è vero, e il modo con cui Del Toro riesce a diluirli e mischiarli senza eccessi è davvero pregevole.

  • Bella recensione, non vedo l’ora di guardare il film al cinema!

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