Perfetti sconosciuti: tartare di (finti) amici e altri guai

perfetti sconosciutiQuando il gioco si fa duro, i duri incominciano a giocare. Ma si può essere duri e puri in amore? Si può giocare sull’amore, sull’amicizia, sulle relazioni?
Oggigiorno lo smartphone è diventato la scatola nera della nostra vita, la Sim Card la nostra seconda memoria, lo schermo lo specchio cristallino che ci riflette. “Conosci te stesso” diceva Socrate. E il buon vecchio telefonino sa tutto di noi. Ma non sarebbe meglio se lo sapessero i nostri amici o la persona che amiamo?
Se i gatti hanno sette vite, che consumano uno dopo l’altra, gli uomini ne hanno tre: una pubblica, una privata e una segreta, che consumano contemporaneamente. Il problema è quando si accavallano. Per di più in virtù di un gioco (al massacro) durante una “piacevole” serata tra amici.

Con Perfetti sconosciuti Paolo Genovese regala una piccola perla al cinema made in Italy. Una tranquilla serata tra amiconi si trasforma in un (ir)reversibile carnage, pur senza l’isteria polanskiana, ma denso di gusto francese. Sono infatti i cugini transalpini i veri maestri nel genere del kammerspiel comico, si pensi su tutti a La cena dei cretini di Francis Veber o a Cena tra amici di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte. In Perfetti sconosciuti lo stampo è quello. Ma una volta tanto fa piacere vedere come il soggetto di Genovese sia farina del suo sacco, produzione propria, sintomo di come il cinema italiano sia ancora capace di lavorare in primis sulla sceneggiatura per arrivare ad una buona commedia (all’)italiana.

Genovese mette a tavola e sul grande schermo il meglio degli interpreti maschili della comedy italiana degli ultimi anni: Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Edoardo Leo. Al loro fianco un tris di buone attrici, degne comprimarie della (s)cena: Kasia Smutniak, Anna Foglietta, Alba Rohrwacher.
Due compagini che ben rappresentano l’ odi et amo che da sempre (dis)unisce uomini e donne. In fin dei conti, come diceva John Gray, gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere. Siamo troppo diversi. Come affermano nel film, siamo in po’ come Pc e Mac: “L’uomo è Pc: costa poco, si becca i virus e può fare al massimo una cosa alla volta. Le donne sono Mac: intuitive, veloci, eleganti, costano un botto e sono compatibili solo fra di loro”. Sarà vero?

Con un paio di colpi di scena che suscitano stupore e brusio nel pubblico in sala, Perfetti sconosciuti è un film che ci fa tornare a casa pensierosi, annichiliti dall’idea di cosa potrebbe davvero accadere se ci trovassimo in una situazione del genere. Il film mette da parte i comodi lettini da psicanalisi per stringerci intorno ad un tavolo, come al centro di una terapia (d’urto) di gruppo, di bugiardi anonimi e incalliti. Ma siamo davvero così? Meditate, gente, meditate…

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Perfetti sconosciuti: tartare di (finti) amici e altri guai ultima modifica: 2016-03-04T12:34:37+00:00 da Tommaso Tronconi


2 commenti su “Perfetti sconosciuti: tartare di (finti) amici e altri guai

  1. Sgrunt
    4 marzo 2016 at 14:54

    Veramente bello (nel suo genere)
    il regista (e la sua squadra di sceneggiatori) vuol farci vedere che razza di vita sarebbe se la nostra privacy fosse violata sistematicamente; non è (ancora) così…

    1. 4 marzo 2016 at 16:34

      esattamente, e lo scenario farebbe abbastanza paura… 🙂

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