Oscar 2017: di cornuti, mazziati, trombati, papaveri e papere.

Oscar 2017Questa pazza, pazza, pazza, pazza notte degli Oscar 2017. L’apocalisse. The night of gag. E potremmo inventarne a dozzine di appellativi da affiancare alla notte più attesa e incredibile degli ultimi anni. Una notte con dentro così tanta roba da non saper da dove cominciare (mentre Warren Beatty sapeva bene come finire!).

#OscarSoFool

Ok, partiamo proprio da lui: Warren Beatty e la gaffe sul (non) Miglior Film a La La Land (rileggi la recensione). La prima domanda da porsi è: perché Warren Beatty? Cioè, l’avete visto bene? Perché affidare la busta più importante ad un rincoglionito? La gaffe era d’obbligo. Una gaffe che, insieme ad alcuni premi, una volta tanto ha stravolto completamente la leggenda (non metropolitana) che la notte degli Oscar è un copione scritto, dove non esistono sorprese. Solo che stavolta i ghostwriter hanno alzato un po’ il gomito.
Comunque sia, erano già tutti lì a festeggiare, dedicare premi a Maradona, tarallucci e vino, e arriva l’oste (Warren Beatty) col vero conto in mano, un conto salatissimo. Conseguenza: La La Land, diciamolo, esce ampiamente sconfitto dalla notte più importante di Hollywood. Cornuto e mazziato, La La Land è il vero trombato di quest’anno. In corsa per 14 statuette, acclamato come il film che poteva entrare nella Storia, se ne è aggiudicate meno della metà, solo 6: miglior regia, miglior attrice Emma Stone, miglior fotografia, miglior scenografia, miglior colonna sonora, miglior canzone originale. Quindi insomma, su 6 solo 3 sono i premi che contano. La regia ci sta, anche se forse a quel punto, col senno di poi, sarebbe stato meglio scambiare le buste di film e regia, dando il primo a La La Land e il secondo a Moonlight (rileggi la recensione). Fatto sta che La La Land torna a casa con non pochi lividi e con la palese sensazione d’aver gettato alle ortiche la possibilità di premiare uno dei film più belli dell’anno, di quelli che meritano davvero di essere ricordati in futuro.
In merito al premio a Emma Stone, bah, mi lascia basito come la Coppa Volpi vinta al Festival di Venezia.

#OscarSoBlack

1 a 1, palla al centro. Così si dice in gergo calcistico. Dopo gli #OscarSoWhite dello scorso anno, quest’anno si è subito rimediato con gli #OscarSoBlack. Perché adesso, a giochi finiti, questo hashtag possiamo usarlo. Perché a dirlo ieri si rischiava l’accusa di razzismo, oggi invece c’è il bomba libera tutti. Gli oscar 2017 sono stati degli Oscar fin troppo in Black. E a far ribaltare la bilancia è stato proprio il massimo premio a Moonlight. Gran bel film sì, ma quella statuetta è davvero troppo. Un premio che si è aggiunto ai due già attribuiti a due attori neri nella categorie di miglior attrice non protagonista e miglior attore non protagonista, ovvero Viola Davis e Mahershala Ali. A questo si aggiunga che Moonlight ha pure vinto la miglior sceneggiatura non original e altrettanto black è il premio al miglior documentario a O.J.: Made in America. Ma ora che la parità è stata ristabilita, mettiamoci l’animo in pace. E speriamo che dal prossimo anno la si smetta con questo teatrino in bianco e nero.

#OscarSoPolitic

Premi Oscar so black che sono anche premi Oscar dalla forte valenza politica. Ok, gli Academy Awards, da che mondo è mondo, sono premi politici. Ma mai come quest’anno. Galeotta fu l’elezione di Donald Trump. Molto politico il premio al miglior film straniero a Il Cliente di Asghar Farhadi (rileggi la recensione). Sia chiaro, grande film, e con molta probabilità avrebbe vinto ugualmente. Ma la messa al bando del regista iraniano in seguito ai provvedimenti del neo presidente degli USA pesa come un macigno sul lato politically di questo premio (che non avrebbe stonato in mano a Land of Mine).
Premio non politico, ma dal forte valore politico per quanto affermato ai microfoni (“Questo Oscar è per tutti gli immigrati”), anche quello al miglior trucco e acconciatura attribuito con ampio merito agli italiani Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini per il lavoro svolto in Suicide Squad.

Insomma, lo Star System hollywoodiano (e non solo) continua ad attaccare compatto Trump. E questo è sacrosanto. E messaggio che è un urlo forte contro muri e reticolati. Anche se l’interlocutore si dimostra sordo anche alla voce del “popolo grasso”. E allora che fare, tacere? No, e la risposta ce la dà proprio Asghar Farhadi nel suo messaggio: “Dividere il mondo tra noi e i nemici crea paure. Impedisce la democrazia. Il cinema invece, può creare empatia tra i popoli, e oggi più che mai ce n’è bisogno”.

Vota il post 1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (1 votes, average: 1,00 out of 5)

Loading... … e lascia un commento!

Oscar 2017: di cornuti, mazziati, trombati, papaveri e papere. ultima modifica: 2017-02-27T12:55:18+00:00 da Tommaso Tronconi


Dimmi la tua!