Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini: recensione

il colore nascosto delle cose“Le cose non sono tutte #ffffff o #000000”. Così recita un pannello all’entrata dell’agenzia pubblicitaria di Teo (Adriano Giannini), protagonista de Il colore nascosto delle cose, il nuovo film di Silvio Soldini. Un regista che sembra averlo capito bene sin da subito che le cose non sono o tutte bianche o tutte nere. Ma nel mezzo ci sono i colori, tanti colori, quei colori che sin dai suoi esordi hanno segnato i suoi film, e la loro conseguente fortuna.

In film come Pane e tulipani e Agata e la tempesta, i colori sono stati la cifra autoriale più evidente del cinema di Silvio Soldini, dal punto di vista cromatico il Pedro Almodovar italiano. Colori contrapposti, assonanti, dissonanti, continuamente giocati sulle sfumature del blu, del rosso, del verde, del giallo, in un carnevale sul grande schermo mai aggressivo, anzi empatico con le emozioni suscitate negli spettatori.

Il colore nascosto delle cose, che segue il documentario sui non vedenti Per altri occhi, appare quindi come la più naturale delle continuazioni per il cinema di Soldini. Quali colori hanno le cose agli occhi di chi non può vedere, di chi non può vederli? E che colore hanno i sentimenti? Il colore nascosto delle cose si muove su questo binario, interrogandoci proprio su quel rapporto tra colore e luce che, guarda caso, è alla base del cinema. Il nuovo film del regista di origini milanesi, quindi, è più complesso e articolato di quanto dia a vedere. Sì, perché anche stavolta Soldini non ostenta niente, né messaggi, né morali di fondo, né tantomeno la sua presenza. Ci invita a mettere a fuoco, proprio come ci indicano sin da subito i titoli d’inizio via via meno sfocati, i sentimenti che ci legano agli altri, come a dirci, un po’ come accadeva nel Piccolo Principe, che l’essenziale è invisibile agli occhi, che c’è qualcosa che va oltre l’apparenza, lo sguardo, il visibile e il tangibile. Una di queste cose, guarda un po’, è l’amore che, per l’appunto, come ci insegna la tradizione, è cieco. Facile morale sì, ma vera come poche altre cose.

Il colore nascosto delle cose è un’opera di grande sensibilità. Soldini sposta la sua passione per i colori dal livello cromatico a quello spirituale, dando un nuovo grande respiro alla sua filmografia, ribadendo in un certo senso quel nuovo passo già iniziato con Giorni e nuvole e Cosa voglio di più.

Bravissimi i due interpreti principali, Valeria Golino e Adriano Giannini, in perfetta alchimia. E una volta tanto molto buono anche il lavoro al suono in presa diretta.

Scritto da Pietro Braccio.

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Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini: recensione ultima modifica: 2017-09-09T15:20:33+00:00 da Tommaso Tronconi


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