East End di Skanf e Puccio, la recensione

east end skanf e puccioÈ raro imbattersi in un film d’animazione made in Italy. Sul grande schermo abbondano prodotti d’animazione per lo più americani e qualcosa (di assoluto valore) realizzato in Giappone (si vedano le creazioni dello Studio Ghibli). Ma di italiano c’è pochissimo, se non niente. Vengono in mente solo i cartoni animati di Enzo D’Alò (La gabbianella e il gatto o il più recente Pinocchio) oppure, di qualche anno fa, L’arte della felicità di Alessandro Rak. Ecco, oggi possiamo annoverare un’altra piccola grande perla: East End di Skanf e Puccio, all’anagrafe Luca Scanferla e Giuseppe Squillaci.

East End è un nuovo stadio raggiunto dall’animazione italiana. Se Enzo D’Alò si rivolge al pubblico dei più piccoli con fiabe mirabilmente istoriate e Alessandro Rak ci proponeva una storia drammatica in chiave animata (riuscito tentativo d’equiparazione tra l’animazione e i film di fiction), Skanf e Puccio sparano ancora più in alto: un film d’animazione che, dietro una facciata di “film per tutti”, in realtà si connota nei contenuti come un film per il pubblico adulto. East End alza così l’asticella e la supera con slancio olimpico.

Dietro uno stile visivo (all’apparenza) semplice, senza fronzoli, che ricorda la cinica basicità di South Park, troviamo temi estratti dalla realtà, dalla vita vera, quella che vediamo tutti i giorni alla televisione. Incappiamo così in terroristi islamici e kamikaze, i due Papi che convivono amabilmente, politici come la Merkel e Berlusconi sorpresi a fare sesso sadomaso, Barack Obama con accento milanese, ma anche Roberto Saviano, Francesco Totti, Nanni Moretti che scorrazza per Roma con la sua vespina come nel celeberrimo Caro diario. E poi la mafia, il caso di Roma Capitale, le torture di Guantanamo, ecc. East End è un calderone variegatissimo di situazioni e personalità della realtà mischiati ad una manciata di simpaticissimi personaggi inventati.
East End traduce quindi il reale in “cartone animato”, farcendolo con ironia sagace e mai volgare, e quel pizzico di bonaria cattiveria che strizza l’occhio più ai Simpson che non ai Griffin.

Insomma, East End diverte e convince, dimostrando che anche in Italia si può fare del cinema nuovo per un pubblico nuovo. Anche da qui passa (o dovrebbe passare?) un più ampio aggiornamento (se non rinnovamento) del cinema nostrano. East End, “rinnegando” la fine citata nel titolo, suona la carica di un (nuovo) inizio. Un applauso ai coraggiosi Skanf e Puccio.

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East End di Skanf e Puccio, la recensione ultima modifica: 2017-04-22T13:09:35+00:00 da Tommaso Tronconi


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