Dunkirk: salvate il soldato Nolan.

dunkirk nolanChristopher Nolan ce l’ha sempre avuta la fissa della relatività, sia essa intesa come fisica (Interstellar), del movimento avanti e indietro nel tempo (Memento) o su e giù dai livelli del sogno (Inception). Dunkirk è una nuova variazione sul tema della relatività, applicata ad un fatto di guerra che a Nolan, da britannico, sta particolarmente a cuore: l’Operazione Dynamo che in otto giorni riuscì a salvare la vita a oltre 330 mila soldati sulle coste del nord della Francia, appena di là dalla Manica.

Una relatività declinata contemporaneamente su tre terreni di battaglia (il molo, il mare, il cielo) e a tre rispettive unità di tempo (una settimana, un giorno, un’ora). Tre spazi e tre linee narrative che corrono apparentemente parallele per poi ri-congiungersi in un unico punto di contatto nel momento in cui la patria alzò la voce, quando i civili, a bordo di imbarcazioni private, andarono a riprendersi i propri figli e soldati. La relatività si trasforma, così, in una cosa sola, tre punti di vista diventano uno solo. Nolan applica questo “effetto 3D” sui generis ad un film di guerra in un modus operandi che non ha precedenti. Cercare di rendere nello stesso film quelli che potrebbero essere tre film distinti, non è cosa da tutti, richiede coraggio e merita onore. Ma questa fusione riesce? Purtroppo, non proprio.

Dunkirk rimane frammentato, frammentario, abbandonando lo spettatore in balia ad un montaggio sì “artistico” ma anche un bel po’ confusionario. Le linee narrative non respirano all’unisono, e le ellissi sono più delle congiunzioni. A far da collante ci prova la pressoché ininterrotta colonna sonora di Hans Zimmer, fedelissimo di Nolan. Zimmer, stavolta, gioca a ragion veduta su suoni metallici, ticchettii, rumori di eliche e di interni subacquei, ma il flusso musicale risulta affettato e affrettato. Vorrebbe e dovrebbe sostenere la suspense e il coinvolgimento del pubblico, ma genera l’effetto contrario, restando anch’esso slegato, come sovraesposto rispetto alle immagini. La colonna sonora si fa quindi ingombrante, invasiva, ai limiti del “fuori fase”, finendo per danneggiare e poi colpire a morte il già moribondo intreccio del film.

Detto questo, Dunkirk tecnicamente è un film pregevole, come dimostrano le bellissime riprese in volo. Ma oltre il tecnicismo, manca l’emozione, quella vera, quella non raffazzonata “ad arte”. Forse anche per il fatto di rimanere asciutto, sulla patina dei fatti storici, Dunkirk non riesce a dare profondità ai personaggi né a conferire al prodotto quell’epicità che rintrona in quasi tutti i war movie. Anche se questo, a dir il vero, sarebbe potuto essere un punto a favore di Nolan, peccato che anche in questo caso la colpa ricada sulle musiche di Zimmer.

In più di un’occasione ho provato ad immaginare certe sequenze senza colonna sonora, proprio come lo era ad esempio la celebre scena iniziale dello sbarco in Salvate il soldato Ryan di Spielberg. Ecco, Dunkirk c’avrebbe guadagnato molto e da più punti di vista. Quando si dice la relatività (dello spettatore)…

Vota il post 1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (2 votes, average: 1,50 out of 5)

Loading... … e lascia un commento!

2 commenti

  • Dunkirk mi è piaciuto ma anche io trovo che ci siano parecchie parti di cui dubitare, tuttavia devo ammettere di essere completamente in disaccordo con te riguardo la colonna sonora e la resa dei personaggi. Questi due aspetti sono quelli che a dire il vero ho assolutamente preferito! Credo che il non andare in profondità sui personaggi sia un effetto estremamente voluto e riuscito, mi è piaciuta questa scelta perché l’ho trovata un modo nuovo di inquadrare soprattutto il protagonista, ora appiattito sugli altri, uno dei tanti giovani, giovanissimi, soldati che in fondo non sono davvero altro che masse di persone mandate a combattere per qualcosa troppo aldilà delle loro individualità, qualcosa che li aliena e perciò che li rende un insieme abbozzato di esseri semi-sconosciuti (a noi e tra di loro).. La colonna sonora unita a tutto ciò secondo me ha contribuito molto bene a rendere il generale senso di asfissia, di paranoia e ossessione senza via di uscita. Non è vero che non coinvolge lo spettatore, o almeno, su di me questo ha avuto grande coinvolgimento, un bel pugno nello stomaco! Quello che non mi è affatto piaciuto in Dunkirk è stata invece tutta la parte in mare, non so, forse davvero troppa retorica (probabilmente inevitabile) però ecco, qui il film non mi ha davvero dato niente di speciale, anzi mi ha quasi annoiato e sicuramente deluso. Per il discorso sulla discontinuità del discorso filmico infatti ti do ragione, le tre situazioni non risultano parti di una stessa realtà e in alcuni punti l’intreccio mette effettivamente in confusione.
    Scusami se non ho esitato a contraddirti ma mi piace cercare confronti del genere, li trovo molto stimolanti e spero che anche tu apprezzerai

    • Ciao Sara, grazie del tuo commento e grazie anche per avermi “remato contro”! 🙂 L’area commenti è lì appositamente per confrontarsi sui film e su quanto scritto nella recensione. Il tuo punto di vista, per quanto non mi trovi d’accordo, regge, ha una sua ragion d’essere, quindi ben vengano commenti “di sostanza” come il tuo. Spero di vederti presente e combattiva anche su altri post! 😉

Dimmi la tua!