Dopo l’amore, i separati in casa di Joachim Lafosse

dopo l'amore filmSeparati in casa. Missione (im)possibile?
È quanto si domanda il regista Joachim Lafosse nel suo ultimo film, Dopo l’amore. Titolo per la versione italiana tra il romantico e il melodrammatico, che rende poca giustizia al ben più eloquente titolo originale L’économie du couple (L’economia della coppia). Perché di questo, con l’asciuttezza tipica dei conti finanziari, tratta il film. Cosa accade quando un amore finisce? Chi ha amato e speso e pagato di più e chi di meno? Come dividere ciò che per anni si è pensato come indivisibile, come spartire quei beni creduti “in comune”? Ma soprattutto come spartire l’affetto della prole, chi la spunta quando è impraticabile fare i conti senza l’oste, ossia due figlie piccole che non saprebbero (giustamente) scegliere se stare con mamma o papà?

Dopo l’amore è un film asciutto ma non secco, kammerspiel strutturato su una sceneggiatura che, pur trattando il quotidiano e tornando più volte sugli stessi argomenti, riesce a non essere ripetitiva né saccente. Dopo l’amore è quasi un film terapeutico, specchio di uno status quo che (purtroppo) accomuna sempre più persone. “ Una volta si riparava tutto, si riparavano calzini, frigoriferi, adesso si butta, al primo problema si butta, e così è nella coppia” afferma la mamma di Marie (Berenice Bejo). Ma non crediate che questa sentenza “dall’alto” sia la prospettiva con cui Lafosse guarda ai suoi personaggi. Il regista belga non giudica né indottrina, anzi quasi si rende invisibile, sparendo dietro lunghi piani sequenza che lasciano emergere la realtà dei fatti, il dramma di ogni giorno senza eccessi mucciniani o da vetusto melò. Lafosse c’è ma non si vede, dirige con polso fermo ma non fiata. E anche questo è essere regista.

Come molto cinema europeo, anche Dopo l’amore, dopo una sottile ma fitta escalation di emozioni, tocca l’apice nella più “classica” sequenza a sfondo musicale: le bambine vogliono ballare e allora mettono la loro canzone preferita allo stereo di casa, invitano il papà a ballare mentre la mamma le osserva e pensa e si emoziona, per poi crollare in lacrime abbracciata a lui, preludio all’ultimo bacio (e notte d’amore) tra i due.

Insomma, Dopo l’amore è un davvero un bel film, che educa e commuove. Peccato non riesca a strappare la bandierina del “film indimenticabile” proprio sul più bello, ovvero su un finale nel quale, non si sa bene come e perché, Lafosse mette da parte il coraggio dimostrato fino a quel punto, portando la mdp fuori da quella benedetta casa, un tempo nido d’amore e ora prigione soffocante.

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Dopo l’amore, i separati in casa di Joachim Lafosse ultima modifica: 2017-01-16T15:33:55+00:00 da Tommaso Tronconi


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