House of Cards, Better Call Saul e Fargo: recensione stagioni 2017

Better Call SaulGuest post scritto da Fabio Raffo
redattore per il sito Action Parallèle

leggi la prima parte del post con le recensioni dedicate a Iron Fist e Designated Survivor 

Veniamo ad House of Cards, serie arrivata alla quinta stagione che prosegue con il vento in poppa dopo la già ottima quarta. Nonostante il lungo percorso, gli sceneggiatori propongono anche stavolta un ottimo lavoro, ricco di suspense e di colpi di scena. Il discorso sul potere, tratteggiato nelle sue varie rappresentazioni, sembra essere insauribile. Il duo Spacey&Wright fa scintille, anche se forse potremmo osservare una certa stanchezza e bidimensionalità in Spacey-Underwood. A livello di struttura narrativa, il picco di tensione e attenzione dello spettatore è costante fino al nono episodio. Nei primi nove episodi, infatti, si concentra il duello Underwood-Conway, con colpi bassi e meccanismi politici che trascinano l’esito delle elezioni ad esiti inaspettati. Dopo il nono episodio, però, vi è un “effetto stanchezza” inevitabile e la sensazione è che magari per questa quinta stagione si potevano (forse) fare meno episodi. Ma lo spettatore è ricompensato negli ultimi due episodi, in cui un colpo di scena (forse non del tutto inaspettato!) lo predispone all’attesa della sesta stagione.

Il meccanismo del colpo di scena è ben analizzabile anche nella terza stagione di Better Call Saul. Serie nata sull’onda del successo di Breaking Bad, racconta gli esordi dell’avvocato Saul Goodman (Jimmy Mc Gill) e della sua eterna rivalità con il fratello maggiore. Nonostante gli inevitabili richiami e occhiolini a Breaking Bad, di cui questa serie diventa a tutti gli effetti un prequel, nelle prime due stagioni lo spettatore poteva apprezzare l’autonomia narrativa della trama, il respiro più giocoso e la capacità davvero notevole degli sceneggiatori di rendere interessante e allo stesso tempo realistico il mondo degli avvocati, con i loro cavilli, tecnicismi, raggiri, colpi e contraccolpi. Nella terza stagione la trama si fa un po’ più sfilacciata, con tre filoni quasi paralleli che seguono i tre personaggi principali (Jimmy Mc Gill, l’ex poliziotto Mike Ehrmantraut, già presente anche lui in Breaking Bad, e lo spacciatore e scagnozzo Nacho, introdotto invece in Better Call Saul). Ne consegue che la terza stagione s’appoggia un po’ troppo a rimandi e citazioni di Breaking Bad. Nonostante questo, lo spettatore ha comunque la curiosità di apprendere la risoluzione del colpo di scena che aveva interrotto la seconda stagione. Una volta ottenuta (arriva nel quinto episodio), l’attenzione cala, per poi rialzarsi all’ultimo episodio, in cui ritroviamo un altro colpo di scena (pur meno inatteso rispetto a quello della stagione precedente). Rimane quindi alta la curiosità per la stagione successiva, anche se non si possono escludere timori di sfilacciamento della trama.

Chiudiamo con Fargo, serie ispirata all’omonimo film dei fratelli Coen, che ne sono i produttori. Nel caso di questa stagione, il mio giudizio è un po’ critico. Risulta infatti piuttosto fastidiosa la volontà degli sceneggiatori di complicare inutilmente la trama. Tentativo già presente nelle due stagioni precedenti, in quest’ultima vi è chiaramente un eccesso di scrittura. Le varie lacune e domande lasciate volutamente in sospeso sembrano voler rispondere all’intenzione di realizzare un affresco della crisi economica attuale: la situazione economica attuale è complicata, ergo la storia a sua volta segue questa direzione, ma il risultato annega in una lista troppo lunga di elementi non chiariti. Le situazioni, poi, ricordano troppo da vicino quelle della prima stagione di Fargo. L’impressione è quella di aver voluto (provare a) rifare, peggio, la prima stagione. La scelta di Ewan Mc Gregor nelle vesti dei due gemelli risulta inoltre controproducente: lo spettatore comincia a giudicare l’attore davanti a questa sfida, e si lascia distrarre troppo da questo. Va invece segnalata come molto buona la prova di David Thewlis, nei panni del misterioso e sleale uomo d’affari-mafioso-ex agente segreto. Sia fisicamente che psicologicamente rappresenta il male nel suo aspetto più ributtante e squallido, anche se a tratti quasi perversamente sensuale.

House of Cards, Better Call Saul e Fargo: recensione stagioni 2017 ultima modifica: 2017-07-05T12:21:11+00:00 da Tommaso Tronconi


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