Baby Boss: l’aborto volontario della DreamWorks

Baby Boss dreamworksC’è da chiedersi cosa abbia spinto la DreamWorks a buttarsi su un progetto come quello di Baby Boss. Perché, francamente, rimane tanto sconcertante quanto ignota la totale assenza di definizione del target di riferimento, così come appare parzialmente suicida l’idea di puntare tutto (ancora una volta!) su bambini e neonati come protagonisti.

Baby Boss si rivolge a grandi e piccini, quindi potenzialmente a tutti. E questo potrebbe essere anche un pregio. Ma allo stesso tempo rivolgersi a tutti equivale a rivolgersi a nessuno. La nuova creazione della DreamWorks vorrebbe così mettere in discussione lo strapotere della Pixar? Il risultato è piuttosto scarso. Sì va bene, Baby Boss strappa più di una risata, ma poggia su una storia debole e un’estetica piuttosto povera vista i “tempi d’oggi”. L’eterna lotta tra fratellini e la disputa per l’amore dei genitori sono un grande classico. E i classici, si sa, hanno il loro motivo di conquistare sempre e comunque. Ma è l’aggiunta della spartizione dell’amore umano tra bambini e cagnolini uno dei temi che fa deragliare il film. L’amore come torta da frazionare e non moltiplicare sa di vecchio. E stupisce che la DreamWorks non se ne sia avveduta.

E poi che dire della vetusta scelta d’imperniare un film d’animazione su piccoli protagonisti?! La Pixar ci ha costruito mezza filmografia, dal capostipite Toy Story fino a Inside Out. Quindi ha dell’incomprensibile la scelta della DreamWorks. È un po’ come un allievo che pretende di essere superiore al maestro! Inoltre è un tema assai ricorrente da sempre anche nei film di fiction, si pensi a Senti chi parla? o a Baby birba. Altra mancanza grossa di Baby Boss è l’assenza uno dei must dell’animazione moderna di successo: la riflessione e la morale di fondo più o meno esplicita.

Altro metro ‘classico’ con cui misurare Baby Boss, è la presenza di citazione e richiami ad altri film. Ovviamente ce ne sono, pur più centellinati, fuggevoli, nascosti. Si cita Mamma ho perso l’aereo, Ace Ventura, Mission Impossibile, solo per dirne alcuni. Citazioni colte per uno spettatore molto attento, mentre la stragrande maggioranza della sala neppure se ne avvede. A che pro dunque inserirle così tra le righe? Sintomo e tentativo di “maturità”? Ho i miei dubbi. Soprattutto se consideriamo che il piccolo protagonista (solo a me ricorda un Hitchcock in miniatura?) è chiaramente ricalcato su Baby Herman di Chi ha incastrato Roger Rabbit (gli manca solo il sigaro in bocca, poi è uguale!).

Insomma, Baby Boss alla fine della fiera rimane un po’ come una creaturina deforme, né maschio né femmina, molto baby e poco boss.

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Baby Boss: l’aborto volontario della DreamWorks ultima modifica: 2017-04-27T16:29:02+00:00 da Tommaso Tronconi


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