Paranormal activity

Paranormal-Activity“Il buio fa paura e si può morire per la paura del buio” diceva Ascanio Celestini in La pecora nera. Chi da piccolo non aveva paura del buio e chiedeva di dormire con una lucina accesa? Chi ancora da adulto non prova in sé uno strano timore diffuso quando in piena notte, quando tutto tace e tutto è fermo, sente uno strano rumore nella stanza accanto? Magari è il frigorifero, però un sobbalzo ce lo fa fare.

Da questo buono spunto prende il via Paranormal activity. Condito con una presenza ignota, invisibile, che lascia orme sul borotalco e ombre su porte che sbattono e cigolano, che sale con passo pesante frastuonanti scale in legno. Queste le fattezze del male, il diavolo, Satana. Un’entità che, proprio come un’ombra, segue un “eletto”, o forse è meglio dire “sventurato”, e non lo abbandona più.

Il regista Oren Peli ci presenta così il tema della possessione (e non dell’esorcismo) in modo insolito, senza teste che girano, lingue biforcute, mascelle slogate o gesti fisici da stretching estremo. Il male è infido, subdolo e ci attrae a sé senza che ce ne accorgiamo, fino ad entrare dentro di noi.

In Paranormal Activity il contenuto c’è. A livello tecnico si avvale della più classica, nauseante e a lungo andare davvero noiosa macchina a mano, abusata dai tempi di The Balir Witch Project fino a Cloverfield. Un classico del cinema fai date, low cost e inscrivibile nel genere pauroso. Funzionano la camera fissa in camera da letto e il timer che scorre a velocità inaudita. Il senso di attesa e angoscia c’è. Ma il film crolla in ciò che c’è dopo l’attesa. Ovvero nulla. Tranne la scena del trascinamento fuori dal letto, il resto non coinvolge, non spaventa, anzi fa sbuffare, quasi ridere e invocare più volte a qualcosa di più, che davvero ci faccia saltare sul posto col cuore a mille. Perché alla fine lo spettatore del film horror o ad alta tensione è sadico, masochista, gode nello star male. Ecco, in questo Paranormal Activity non riesce, nel modo più misero fallisce. E allora ci si interroga sul potere della pubblicità, del trailer che presenta termini come “terrificante”, “sconvolgente oltre l’immaginazione”, “paura reale”, “agghiacciante”, “brutale e mozzafiato”. Inimmaginabile il potere mistificatorio e fuorviante del trailer, che, nel febbraio 2007, ha spinto questo filmetto (concedetemelo!) ad incassare nel primo weekend la metà dell’incasso totale, pari a quasi 6 milioni e mezzo di euro, più del doppio di Cloverfield. Insomma, lezione numero uno: il trailer è un oggetto da maneggiare con cura. Il sequel, Paranormal Activity 2, ne ha guadagnati un terzo. E dico tutto. La fregatura era palese ormai.

In conclusione, buoni spunti di contenuto, ma amalgamati male in una soluzione priva di veri colpi di scena tali da far inscrivere degnamente Paranormal Activity nel genere horror.

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5 commenti su “Paranormal activity

  1. 31 gennaio 2011 at 20:14

    Recensione centratissima! Concordo in pieno!
    Il film è confezionato in modo impeccabile, stile “amatorial-chic”, pieno di citazioni (…o sono semplici luoghi comuni?) e… basta. Credo la dica lunga il fatto che circolino 3-4 finali alternativi. Della serie “e mò che m’invento?”.

    Mi hanno catturato le tue prime righe sulla paura del buio. Anch’io ho pubblicato qualcosa di recente a proposito del buio e di altre paure: è qui (http://afterfindus.wordpress.com/2011/01/07/figli-di-un-dio-fifone/)

    ciao!

  2. Isa
    31 gennaio 2011 at 22:02

    Non l’ho visto, ma sai cosa? Già il fatto che fosse pubblicizzato anche come L’Esorcista di questo secolo, mi ha fatto ben più che sollevare il sopraciglio e storcer il naso.
    Sinceramente, ho davvero l’impressione che si stiano preoccupando -là oltreoceano- di NON far spaventare la gente pur facendo Horror i quali, si sa, sarebbero “I’ffiRme di paura” Solo che nn fanno paura. Talvolta nemmeno turbano. Ne ho la controprova dato che ho un fratello più informato di me, a tale proposito. Vuoi che nella mia fanciullezza mi son goduta “films di paura” trasmessi sulle reti private negli anni ’70 e ’80 o che nn necessariamente ciò che spaventa o turba me magari non lo fa a te ma…al massimo riescono a infastidirmi o schifarmi. O al limite dire “Vabbè, e poi?”

    isa

  3. Glorietta
    22 febbraio 2011 at 1:22

    “Perché alla fine lo spettatore del film horror o ad alta tensione è sadico, masochista, gode nello star male”.

    Può essere vero. Nel mio caso mi diverte sfidare le paure personali. Effettivamente rimango male se il film (horror), tornata a casa, non mi inquieta, non mi torna in mente. Purtroppo mi accorgo che delle tante pellicole del genere che escono nel mondo sono poche quelle che arrivano nelle sale italiane…e senza l’atmosfera buia dei cinema, con il grande schermo, un 20% di atmosfera è persa in partenza.

    Comunque sono d’accordo con te per il resto.

    1. Tommaso
      22 febbraio 2011 at 10:10

      Sul fattore-buio del cinema live sono perfettamente d’accordo con te! Ciò non toglie che se un horror è fatto male è fatto male… :)

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